In questo articolo verrà analizzato il principio secondo cui, in materia di concorrenza sleale, il danno deve essere provato in modo concreto dalla società che avvia l’azione legale. Saranno inoltre esaminate le corrette strategie difensive da adottare in casi di controversia.
Indice:
- La disciplina della concorrenza sleale e il risarcimento del danno
- La sentenza del Tribunale delle Imprese di Milano
- Conclusioni e strategie di tutela
La disciplina della concorrenza sleale e il risarcimento del danno
Com’è noto, in particolare nelle controversie in materia di proprietà industriale e di concorrenza, il tema del risarcimento del danno riveste particolare rilevanza e la prova del pregiudizio concretamente patito gioca quindi un ruolo fondamentale.
In proposito, fra diritti di proprietà industriale (brevetti, marchi, design e segreti aziendali) e diritto della concorrenza, c’è però una grande differenza.
Per i primi, infatti, è possibile chiedere – in luogo del tradizionale risarcimento – la restituzione degli utili del contraffattore secondo l’art. 125 del Codice della Proprietà Industriale e non si richiede di fornire la prova del dolo o della colpa del contraffattore e neppure della correlazione con il comportamento di quest’ultimo.
Al contrario, il danno da concorrenza sleale va dimostrato secondo i criteri ordinari, fornendone le prove concrete.
La sentenza del Tribunale delle Imprese di Milano
I suddetti criteri sono stati evidenziati in una recente sentenza del Tribunale delle Imprese di Milano (n. 3459 del 28 aprile 2025), che ha rigettato le domande di un’azienda editoriale che lamentava una serie di condotte di concorrenza sleale da parte di una società concorrente.
L’attrice sosteneva che la controparte avesse utilizzato indebitamente il suo marchio registrato, “stornato” alcuni dipendenti chiave e sottratto gran parte della clientela, ottenendo così un vantaggio economico ingiusto.
Sul fronte della concorrenza sleale, i giudici hanno ricordato che, pur in presenza di un rapporto concorrenziale e di comunanza di clientela, occorre dimostrare in modo concreto sia il danno subito sia il nesso causale fra quest’ultimo e la condotta denunciata. Nel caso di specie, la società attrice non è riuscita a fornire tale prova: i dipendenti e i clienti, secondo il Tribunale, avevano abbandonato l’impresa non per azioni sleali altrui, ma a causa della decisione di liquidare la società e delle difficoltà economiche già esistenti.
La sentenza rappresenta un’ulteriore conferma dell’approccio rigoroso della giurisprudenza in materia di concorrenza, che richiede un’attenta documentazione e una precisa dimostrazione del pregiudizio subito.
Conclusioni e strategie di tutela
Per concludere:
- È essenziale raccogliere prove documentali del danno e dimostrare il nesso causale tra la condotta del concorrente e il pregiudizio economico subito;
- È opportuno valutare se parte delle condotte possa rientrare nella violazione di diritti di proprietà industriale o di segreti commerciali per poter ricorrere ai rimedi più ampi previsti dal c.p.i.